Raramente mi è capitato di rimanere così piacevolmente sorpresa dalla fotografia di un film… Ultimamente soltanto guardando “Into the Wild” ero riuscita a rimanere a bocca aperta ammirando le montagne e lo splendido paesaggio…
Ma forse lì me lo aspettavo.
In Brokeback Mountain, invece, la fotografia stupisce a dir poco: l’accostamento dei colori vivaci e freddi delle montagne del Wyoming, l’incredibile luminosità che filtra attraverso le telecamere e che irradia il volto dei due protagonisti ed il paesaggio circostante sono a dir poco sconvolgenti.
Le montagne, quasi sempre in sottofondo, se non in primo piano, svettano tra dolci e delicate melodie, che hanno aggiunto un oscar alla collezione del prestigioso regista Ang Lee, quello relativo alla colonna sonora, appunto.
La trama ricalca quella dell’avvincente romanzo di Annie Proulx, omonimo, ed è piuttosto lineare: Wyoming, 1963. Ennis del Mar (Heath Ledger), un giovane dall’indole piuttosto chiusa e ombrosa, si trova a dover condividere il lavoro estivo con Jack Twist (Jake Gyllenhaal), un cowboy alle prime armi appassionato di rodei, sempre espasivo e solare. Il lavoro da compiere si svolge tra i verdeggianti prati di Brokeback Mountain, e consiste nel salvare un gregge di pecore da attacchi di coyote, ladri e da calamità naturali. Col passare del tempo i due uomini si avvicinano l’un l’altro, cercando di creare tra di loro una certa intimità mentale, parlando di progetti per il futuro e sogni da realizzare.
Inspiegabilmente ed improvvisamente il legame che li unisce devia dalla “normale” amicizia, per diventare un’unione di fatto carnale: in pochissime scene un rapporto che fino ad allora si era sempre limitato alla stima reciproca ed alla collaborazione si trasforma in un’ardente e a tratti violenta passione, nella quale i due giovani consumano le proprie rispettive voglie, senza rendersi pienamente conto di quanto stia avvenendo. A questo punto emerge chiaramente il diverso carattere dei giovani: per tutto il film, infatti, i due uomini continueranno a rincorrersi, a prendersi e a darsi futuri appuntamenti, continuando ad amarsi carnalmente ogni volta, ma senza mai dare un senso pieno alla loro relazione. L’intero rapporto è infatti totalmente gestito da Ennis: cresciuto in una famiglia piuttosto chiusa ed intollerante, Ennis, probabilmente anche a causa di un episodio di violenza nei confronti di un omosessuale al quale aveva assistito in tenera età, non riesce ad accettare di provare amore e desiderio per un altro uomo. Ennis infatti si sposa, ha due figlie, ma ciò nonostante non è felice: continua a sentire l’esigenza di rivedere Jack, di passarci giorni e notti, di sentirsi realizzato, ma mai completamente. Ennis è un personaggio piuttosto instabile, insoddisfatto, inappagato, che insegue continuamente l’ebbrezza, lo stimolo, il senso più stretto della vita, ma che non riesce mai a toccarlo pienamente, non riesce mai ad afferrarlo a due mani, se non con Jack.
Ma questo Ennis non lo può accettare, sa perfettamente qual è l’esito per le persone come lui, per gli omosessuali: non sono ben voluti in Wyoming.
Ennis non vuole essere escluso, vive perennamente in bilico tra buon costume e felicità personale, accettazione ed autoaccettazione: Egli vuole tenere il piede in troppe scarpe, ma nessuna di queste fa per lui. E’ un personaggio che vive un dramma profondo, un’esperienza che sente come un tremendo peccato, ma del quale non può fare a meno.
Ennis, fondamentalmente, non ha coraggio: non ha coraggio di confessare lo sconvolgente segreto di Brokeback Mountain alla propria moglie (Michelle Williams)e non ha nemmeno il coraggio di confessarlo a se stesso, conducendo un’esperienza fatta solo di momenti e di rimandi, senza impegni concreti, ma anche senza felicità reale. Ennis si dedica anima e corpo alla artificiale costruzione di un’esistenza “normale” infelice e frustrante, preferendola ad una relazione a lungo termine con la persona che ama, ma che è un uomo. Vivere per sempre con Jack significherebbe ammettere di essere omosessuale, ed Ennis non è disposto a farlo. E’ molto più semplice dare la colpa ad un cedimento, ad una mancanza momentanea, all’abbandono ad un ricordo felice.
Così facendo, Ennis preclude la felicità anche alla persona che realmente ama, Jack, che vive un’esistenza assolutamente infelice, ma quantomeno consapevole: così Jack, ora cittadino texano,lascia periodicamente da sola la propria moglie (Anne Hathawayed) e il proprio figlio per inseguire Ennis in Wyoming, pregando che questa o quella volta si decida a vivere con lui.
Jack ha il pregio, rispetto ad Ennis, di essere, appunto, consapevole: Jack non ha paura di rivelare a se stesso il proprio amore per Ennis, non ha paura di essere legato a lui da un sentimento così forte e violento, non teme critiche o giudizi, non teme nemmeno la morte. E sarà forse anche questo che lo trascinerà verso il proprio tragico epilogo, che Ennis temeva da tempo, silenziosamente, inevitabilmente. L’amato amico verrà infatti ucciso, brutalmente, da degli omofobi intolleranti.
A questo punto Ennis, già abbandonato dalla propria moglie, la quale aveva visto i due uomini baciarsi appassionatamente tra di loro senza mai dire una parola, e dalle figlie ormai grandi, rimane realmente da solo. Non gli resta che trascorrere la propria esistenza col rimpianto più grande: aver disprezzato la felicità, così vicina e da lui così allontanata, e non aver dato senso alla vita di Jack, che per lui aveva tanto sopportato, fino a morire.
Persino di fronte all’estrema volontà di vedere sparse le proprie ceneri a Brokeback Mountain Jack si vede, ancora una volta rifiutato: riposerà per sempre nel cimitero di famiglia, come voluto dal padre.
Ed ecco che la mancanza di volontà e l’apparente assopirsi del coraggio di Jack diventano in realtà la voce del vero coraggio, del coraggio di un uomo che ha cercato per tutta la vita di cambiare la situazione, senza mai riuscirci. Il coraggio di un uomo che ha duramente sopportato, e patito per amore, il coraggio di un uomo che ha avuto la forza di sorridere, anche di fronte alla morte.
Il coraggio di un uomo che ha saputo amare, senza freni, senza condizioni, e che ha desiderato fino in fondo, nonostante tutto, restare, per sempre, a Brokeback Mountain.
Ma forse lì me lo aspettavo.
In Brokeback Mountain, invece, la fotografia stupisce a dir poco: l’accostamento dei colori vivaci e freddi delle montagne del Wyoming, l’incredibile luminosità che filtra attraverso le telecamere e che irradia il volto dei due protagonisti ed il paesaggio circostante sono a dir poco sconvolgenti.
Le montagne, quasi sempre in sottofondo, se non in primo piano, svettano tra dolci e delicate melodie, che hanno aggiunto un oscar alla collezione del prestigioso regista Ang Lee, quello relativo alla colonna sonora, appunto.
La trama ricalca quella dell’avvincente romanzo di Annie Proulx, omonimo, ed è piuttosto lineare: Wyoming, 1963. Ennis del Mar (Heath Ledger), un giovane dall’indole piuttosto chiusa e ombrosa, si trova a dover condividere il lavoro estivo con Jack Twist (Jake Gyllenhaal), un cowboy alle prime armi appassionato di rodei, sempre espasivo e solare. Il lavoro da compiere si svolge tra i verdeggianti prati di Brokeback Mountain, e consiste nel salvare un gregge di pecore da attacchi di coyote, ladri e da calamità naturali. Col passare del tempo i due uomini si avvicinano l’un l’altro, cercando di creare tra di loro una certa intimità mentale, parlando di progetti per il futuro e sogni da realizzare.
Inspiegabilmente ed improvvisamente il legame che li unisce devia dalla “normale” amicizia, per diventare un’unione di fatto carnale: in pochissime scene un rapporto che fino ad allora si era sempre limitato alla stima reciproca ed alla collaborazione si trasforma in un’ardente e a tratti violenta passione, nella quale i due giovani consumano le proprie rispettive voglie, senza rendersi pienamente conto di quanto stia avvenendo. A questo punto emerge chiaramente il diverso carattere dei giovani: per tutto il film, infatti, i due uomini continueranno a rincorrersi, a prendersi e a darsi futuri appuntamenti, continuando ad amarsi carnalmente ogni volta, ma senza mai dare un senso pieno alla loro relazione. L’intero rapporto è infatti totalmente gestito da Ennis: cresciuto in una famiglia piuttosto chiusa ed intollerante, Ennis, probabilmente anche a causa di un episodio di violenza nei confronti di un omosessuale al quale aveva assistito in tenera età, non riesce ad accettare di provare amore e desiderio per un altro uomo. Ennis infatti si sposa, ha due figlie, ma ciò nonostante non è felice: continua a sentire l’esigenza di rivedere Jack, di passarci giorni e notti, di sentirsi realizzato, ma mai completamente. Ennis è un personaggio piuttosto instabile, insoddisfatto, inappagato, che insegue continuamente l’ebbrezza, lo stimolo, il senso più stretto della vita, ma che non riesce mai a toccarlo pienamente, non riesce mai ad afferrarlo a due mani, se non con Jack.
Ma questo Ennis non lo può accettare, sa perfettamente qual è l’esito per le persone come lui, per gli omosessuali: non sono ben voluti in Wyoming.
Ennis non vuole essere escluso, vive perennamente in bilico tra buon costume e felicità personale, accettazione ed autoaccettazione: Egli vuole tenere il piede in troppe scarpe, ma nessuna di queste fa per lui. E’ un personaggio che vive un dramma profondo, un’esperienza che sente come un tremendo peccato, ma del quale non può fare a meno.
Ennis, fondamentalmente, non ha coraggio: non ha coraggio di confessare lo sconvolgente segreto di Brokeback Mountain alla propria moglie (Michelle Williams)e non ha nemmeno il coraggio di confessarlo a se stesso, conducendo un’esperienza fatta solo di momenti e di rimandi, senza impegni concreti, ma anche senza felicità reale. Ennis si dedica anima e corpo alla artificiale costruzione di un’esistenza “normale” infelice e frustrante, preferendola ad una relazione a lungo termine con la persona che ama, ma che è un uomo. Vivere per sempre con Jack significherebbe ammettere di essere omosessuale, ed Ennis non è disposto a farlo. E’ molto più semplice dare la colpa ad un cedimento, ad una mancanza momentanea, all’abbandono ad un ricordo felice.
Così facendo, Ennis preclude la felicità anche alla persona che realmente ama, Jack, che vive un’esistenza assolutamente infelice, ma quantomeno consapevole: così Jack, ora cittadino texano,lascia periodicamente da sola la propria moglie (Anne Hathawayed) e il proprio figlio per inseguire Ennis in Wyoming, pregando che questa o quella volta si decida a vivere con lui.
Jack ha il pregio, rispetto ad Ennis, di essere, appunto, consapevole: Jack non ha paura di rivelare a se stesso il proprio amore per Ennis, non ha paura di essere legato a lui da un sentimento così forte e violento, non teme critiche o giudizi, non teme nemmeno la morte. E sarà forse anche questo che lo trascinerà verso il proprio tragico epilogo, che Ennis temeva da tempo, silenziosamente, inevitabilmente. L’amato amico verrà infatti ucciso, brutalmente, da degli omofobi intolleranti.
A questo punto Ennis, già abbandonato dalla propria moglie, la quale aveva visto i due uomini baciarsi appassionatamente tra di loro senza mai dire una parola, e dalle figlie ormai grandi, rimane realmente da solo. Non gli resta che trascorrere la propria esistenza col rimpianto più grande: aver disprezzato la felicità, così vicina e da lui così allontanata, e non aver dato senso alla vita di Jack, che per lui aveva tanto sopportato, fino a morire.
Persino di fronte all’estrema volontà di vedere sparse le proprie ceneri a Brokeback Mountain Jack si vede, ancora una volta rifiutato: riposerà per sempre nel cimitero di famiglia, come voluto dal padre.
Ed ecco che la mancanza di volontà e l’apparente assopirsi del coraggio di Jack diventano in realtà la voce del vero coraggio, del coraggio di un uomo che ha cercato per tutta la vita di cambiare la situazione, senza mai riuscirci. Il coraggio di un uomo che ha duramente sopportato, e patito per amore, il coraggio di un uomo che ha avuto la forza di sorridere, anche di fronte alla morte.
Il coraggio di un uomo che ha saputo amare, senza freni, senza condizioni, e che ha desiderato fino in fondo, nonostante tutto, restare, per sempre, a Brokeback Mountain.
La critica (non soltanto quella con la C maiuscola, ma anche quella più “popolare”) ha avuto molto da dire (e da ridire) su questa pellicola, ed in particolar modo si è accanita veemente sui due attori protagonisti: alla prematura scomparsa di Heath Ledger, morto lo scorso gennaio a causa di una più o meno accidentale overdose da farmaci, alcuni esponenti di una chiesa americana particolarmente insofferente hanno reagito con inopportune dichiarazioni ( e diffamazioni) sulla sorte del giovane attore dopo la morte, e sulla sua presunta permanenza eterna all’inferno a causa del ruolo da lui recitato in questo film.
Tralasciando i possibili commenti (ed insulti), Brokeback Mountain è stato effettivamente un film che ha regalato ad Heath Ledger i rapporti più importanti della propria vita: l’attore Jake Gyllenhaal si è legato a Heath al punto da tenere a battesimo sua figlia, figlia per altro avuta con Michelle Williams, attrice femminile del suddetto film.
Ma d’altronde era abbastanza evidente che il rapporto tra Heath e Jake sarebbe continuato anche nella vita reale: il loro bacio appassionato appena fuori dalla casa di Ennis ha infatti valso loro il riconoscimento come bacio più appassionato, passionale e coinvolgente dell’anno.
Tralasciando i possibili commenti (ed insulti), Brokeback Mountain è stato effettivamente un film che ha regalato ad Heath Ledger i rapporti più importanti della propria vita: l’attore Jake Gyllenhaal si è legato a Heath al punto da tenere a battesimo sua figlia, figlia per altro avuta con Michelle Williams, attrice femminile del suddetto film.
Ma d’altronde era abbastanza evidente che il rapporto tra Heath e Jake sarebbe continuato anche nella vita reale: il loro bacio appassionato appena fuori dalla casa di Ennis ha infatti valso loro il riconoscimento come bacio più appassionato, passionale e coinvolgente dell’anno.
Pubblicato in Recensioni, cinema | Contrassegnato da tag brokeback mountain, ang lee, jake gyllenhaal, heath ledger, oscar brokeback mountain, recensione borkeback mountain, cheda film brokeback mountain | 9 Commenti »