Never forgive, never forget. Il trailer parla chiaro.
In Sweeney Todd, suo ultimo capolavoro, Tim Burton si distingue ancora una volta come un regista impeccabile, un regista che ha saputo emergere creando uno stile tutto particolare, senza imitazioni, senza precedenti, uno stile che, pur tendendo al decadente, risulta curato in ogni minimo dettaglio.
Con Sweeney Todd, The Demon Barber of Fleet Street, prosegue il ciclo di vicende che il regista sembra voler dedicare alla perdizione, all’eccesso, alla potenza sovrumana della pazzia più o meno recondita in ogni essere umano. Se in Edward Mani di forbice il motore propulsore è l’esigenza di essere accettato in una società troppo diversa, troppo strana anche per lo stravagante Edward, se in The Nightmare Before Christmas (del quale Tim Burton ha scritto l’intera vicenda, senza drigerla) a muovere le azioni sono i pensieri vaganti e spesso irrazionali di Jack, in Sweeney Todd risulta essere la vendetta il sentimento preponderante.
Benjamin Barker (Johnny Depp) è un barbiere londinese abile e soddisfatto della propria vita: ha una moglie splendida (Laura Michelle Kelly), una neonata bambina che lo rende immensamente felice ed un lavoro redditizio.
Ma dove c’è la felicità spesso si nasconde l’invidia: il giudice Turpin (Alan Rickman), bramoso di accogliere la moglie del barbiere nelle proprie stanze, fa arrestare Barker e lo manda ai lavori forzati nella lontana Australia.
Benjamin è solo, abbandonato, infelice. La rabbia e la sete di vendetta crescono in maniera direttamente proporzionale al danno subito, fino ad oltrepassare il limite umano, fino ad andare oltre la razionalità, fino a trasformare un uomo distutto dal dolre in un violento assassino.
Quindici anni dopo Barker è su una nave, a Londra: un ragazzino di nome Anthony Hope (Jamie Campbell Bower), avendolo visto annaspare tra le acque, ha salvato il barbiere, con la promessa di riportarlo a Londra. La scena quindi si svolgerà d’ora in poi nella città di Barker.
Spaesato ma al tempo stesso determinato, Barker, allacciandosi ai propri ricordi e punti di riferimento, decide di fare ritorno alla propria casa, localizzata in Fleet Street. Per prima cosa Benjamin entra nel negozio di Mrs Nellie Lovett (Helena Bonham Carter), sporca e maleodorante bettola nella quale la donna produce pasticci di carne a ripetizione, con dubbia igiene e scarso successo.
Mrs Lovett, dopo una movimentata canzone nella quale affiora magistralmente la bravura dei due interpreti, riconosce il barbiere in Benjamin, e dopo avergli più o meno velatamente rivelato di avere sempre avuto un debole per lui, gli racconta l’esito della sua vicenda famigliare: dopo il suo arresto, la moglie e la piccola figlia furono catturate dal giudice Turpin, e portate nella sua residenza. La donna venne brutalmente violentata, e , per la vergogna e per l’incapacità di sopportare l’onta subita, decise di avvelenarsi, mentre la figlia, spiega Mrs Lovett, è stata assegnata al giudice in qualità di tutore, e vive ora rinchiusa in una stanza. In uno scatto d’ira il barbiere decide che è giunta l’ora di compiere la propria vendetta: adotta il nome Sweeney Todd, seppellisce l’identità del vecchio buono e felice Benjamin Barker in virtù dell’indole spietata e dannata di Sweeney Todd.
Todd sale velocemente al piano superiore, e decide di riaprire la propria bottega di barbiere: i coltelli vengono rispolverati, e presi in mano di Sweeney: come dice il barbiere stesso, “Ora mi sento completo”, ora non gli manca più nulla: con il coltello, Barker avrà quello che vuole, e si sarà placata una volta per tutte la sua sete di vendetta.
Nel frattempo la scena si sposta nuovamente sul ragazzo Anthony Hope, il quale, passeggiando per le più prestigiose strade londinesi, vede una ragazza tanto bella quanto triste che guarda costantemente ed ininterrottamente fuori dalla finestra. Da una vecchia passante apprende che quella ragazza è Johanna (Jayne Wisener), la ragazza affidata al giudice Turpin, che non può muoversi dalla propria stanza perchè tenuta quasi come in prigione. Nessuno può azzardarsi nemmeno a guardarla: il giudice la vuole tutta per sè, vuole sposarla ed obbligarla a vivere per sempre con lui. Nei puri e timidi sguardi tra Anthony e Johanna, si capisce subito l’interesse reciproco tra i due giovani, che, immediatamente, si innamorano l’uno dell’altra.
Questo sentimento di Anthony ed il suo continuo guardare attraverso quella finestra destano i sospetti del giudice Turpin, il quale fa picchiare violentemente il ragazzo dal proprio uscere, con la minaccia di non ritornare mai più, pena la morte. Ma Anthony non si ferma, ed anzi si decide a volerla liberare.
La scena si sposta nuovamente nella piazza della città. In una sorta di esibizione circense, Adolfo Pirelli (Sacha Baron Cohen), un fraudolento e tutto sommato incapace barbiere, dà prova della propria maestria dicendo di essere il migliore barbiere del mondo. Ad accompagnarlo vi è un bambino, Toby Ragg (Ed Sanders), che più che un assistente sembra a tutti gli effetti uno schiavetto costretto a lavorare e a sopportare i trattamenti peggiori.
Sweeney si trova nella stessa piazza in cui si svolge la patetica dimostrazione. Senza pensarci due volte, Sweeney Todd sfida a più riprese Pirelli, accusandolo di menzogna ed incapacità, finchè non ottiene una sfida all’ultima rasatura: il taglio deve essere leggero, preciso e veloce. Vincerà chi praticherà la rasatura più rapida e meglio eseguita. A giudicare la gara sarà Bamford (Timothy Spall), il rozzo e pacchiano consigliere del giudice Turpin. A seguito dell’umiliazione di Pirelli e della schiacciante vittoria di Sweeney Todd, Bamford otterrà da quest’ultimo una rasatura gratuita: era questo il pretesto che Sweeney aspettava per poter agire.
Ad accattivare la narrazione è un colpo di scena: Pirelli, presentatosi alla botteda di Todd, rivela di avere riconosciuto la sua vera identità: da ragazzo infatti egli era stato assistente di Benjami Barker, il solo ed unico barbiere in grado di compiere una rasatura così veloce e ben fatta. Non poteva quindi che essere lui: Sweeney Todd era solo il nome che Benjamin Barker aveva dato alla propria furia vendicativa. Todd non sopporta le corrette insinuazioni del babiere e senza pensarci due volte lo sgozza, infliggendogli continui colpi di rasoio.
Il piccolo Toby, rimasto, a suo avviso inspiegabilmente, senza padrone, viene adottato da Mrs Lovett, senza il pieno consenso di Sweeney Todd.
In seguito ad un pesante rifiuto di sposarlo da parte di Johanna, il giudice Turpin, convinto che la causa principale sia il suo aspetto burbero e trascurato, si fa persuadere da Barmford ad andare da Sweeney Todd, il barbiere rivelazione della città.
Sweeney finalmente potrà vendicarsi. Ma proprio quando il barbiere sta per compiere il taglio decisivo, nella stanza irrompe senza preavviso il giovane Anthony. Preso dalla foga e dall’entusiasmo, il ragazzo, senza accorgersi della presenza del giudice, rivela all’amico il piano per far scappare Johanna e gli chiede il favore di nasconderla in bottega (Anthony ignora assolutamente che Johanna sia la figlia di Sweeney).
Il giudice, visibilmente su tutte le furie, rifiuta la rasatura di Sweeney: un uomo infatti che frequenta ragazzacci come Anthony non è assolutamente degno di praticargli una rasatura. Il giudice promette di non farsi vedere mai più, e studia un piano alternativo per sposarsi con Johanna.
I sogni di Anthony sfumano di pari passo con il piano di Sweeney.
Tutto sembra perduto.Todd è più furibondo che mai.
Tranquillizzato e accarezzato da Mrs Lovett, Todd viene convinto dalla donna che non tutto è perduto: Todd infatti potrà accogliere altri clienti nel proprio locale, con i quali fare pratica, per non vacillare quando la vera vittima, il giudice Turpin, ritornerà: da questo momento in poi Todd si sceglierà solo dei forestieri come clienti, e invece di praticare loro una impeccabile rasatura, li farà accomodare su una particolare sedia meccanica, li farà rilassare, ed, impugnato il coltello, reciderà con forza la gola di ciascuno, per poi, impassibile, azionare un macchinario, che, facendo piegare la sedia ed aprendo una botola sotto di essa, farà sprofondare gli orrendi cadaveri di sotto, vicino al forno di Mrs Lovett.
E sarà proprio la donna ad aumentare al massimo l’effetto macabro: i cadaveri verrano tritati e lavorati dalla cinica cuoca, per poi essere assemblati in spaventosi timballi e cotti in quel fetido forno.
In pochissimi giorni, i pasticci di carne di Mrs Lovett diventano i più prestigiosi della città, quelli degustati dalla gente più altolocata di Londra, nonostante il fetore che esce ripetutamente dal comignolo della casa sia insopportabile, come se non appartenesse a carne animale.
E’ qui evidente la critica mossa nei confronti delle persone ricche ed importanti, tanto odiate da Sweeney Todd. Il potere rende l’uomo animale, rende l’uomo arrogante, malvagio, sovrumano, “bestiale”. Gli uomini potenti vivono cibandosi di quelli meno importanti di loro, di quelli meno prestigiosi, di quelli che non hanno identità. Sweeney Todd e Mrs Lovett, offrendo carni umane a questo genere di persone, non fanno altro che rendere concreta la terribile metafora sopra descritta.
Gli affari economici dei due macabri “soci” vanno bene, e anche dal punto di vista sentimentale i due sembrano avvicinarsi. Mrs Lovett rivela ancora una volta a Sweeney il proprio amore, sognando di sposarlo e di adottare insieme il piccolo Toby. Ma Sweeney, come sempre, dimostra di avere ben altro in mente, e continua a tramare la propria vendetta.
Improvvisamente il giovane Anthony ritorna in scena. Ha trovato Johanna: è stata rinchiusa dal giudice in un manicomio femminile, e questo finchè la giovane non si convincerà a pronunciare il fatidico sì.
Sweeney consiglia a Anthony un modo per salvare l’amata: il giovane dovrà travestirsi da parrucchiere e, una volta intrufolato, portare via Johanna.
Mentre Anthony tenta di salvare la ragazza, Sweeney, pensando sempre e solo al proprio scopo, scrive una lettere al giudice Turpin nella quale gli svela che Anthony ha un piano per rapire Johanna, e dicendogli di recarsi immediatamente presso la sua bottega una volta ricevuta la lettera: il ragazzo porterà lì, come d’accordo, la piccola Johanna. Il barbiere affida il compito di consegnare la lettara al piccolo Toby, il quale compie il proprio dovere senza obiezioni, ma certamente non senza un velo di terrore e sospetto.
Una volta rincasato, Toby rivela i propri terribili dubbi a Mrs Lovett, che egli adora profondamente. La donna, sia per proteggere il bambino sia per proteggere l’amato Sweeney da una tremenda denuncia, conduce Toby nello scantinato, vicino al fatidico forno, e lo rinchiude lì, evitandogli di fuggire. Il ragazzino, girando per la stanza, vedrà la terribile pigna di cadaveri e di arti umani maciullati, e tenterà la fuga, trovando scampo nelle fogne.
La preoccupazione di Mrs Lovett è ormai evidente, avverte che tutto sta per venire a galla.
Mentre formula nella propria testa questi pensieri, un ospite inatteso si presenta al suo cospetto: è il consigliere Bamford, il quale è stato incaricato di effettuare un controllo minuzioso per capire da dove provenga esattamente quel pessimo odore che non dà mai pace.
La scena si fa ancora più concitata quando Anthony porta Johanna nella bottega di Sweeney, sperando che almeno lì sia al sicuro. Per evitare che venga riconosciuta, Anthony fa vestire la ragazza da uomo, e le dice di attendere lì il suo ritorno.
La ragazza si guarda intorno, e posa lo sguardo sulla fotografia che ritrae lei e sua madre da giovane, quindici anni prima. Il vero amore di Sweeney. Non riconoscendo lei e sua madre nella fotografia, Johanna posa lo sguardo altrove, finchè dei passi sospetti la discostano da ogni pensiero. La ragazza, in preda al panico, si nasconde in un baule della stanza.
I passi sono quelli di una donna, una mendicante pazza che più volte si vede nel corso del film, senza che si riesca a collocarla minimamente nella vicenda. La donna, sopraggiunta nella sanguinolenta bottega alla ricerca di Bamford, viene scoperta da Todd, il quale, sentendo che i passi e la voce del giudice Turpin si avvicinano ed essendo ormai completamente intriso di vendetta ed omicidi, senza pensarci due volte uccide brutalmente la povera donna e la fa precipitare nella botola.
Poco dopo sopraggiunge quindi il giudice, desideroso di sapere l’epilogo della vicenda, e soprattutto di ritrovare la sua “amata” Johanna.
Sweeney offre gentilmente al giudice una rasatura, e finalmente compie la propria vendetta colpendolo diverse volte al collo prima di ucciderlo completamente. Prima di tagliargli la gola, Sweeney rivela la propria reale identità, facendo precipitare chiaramente il giudice in una tremenda ed insopportabile paura.
Sweeney, vedendo uno spiraglio tra il coperchio del baule ed il baule stesso, scorge al suo interno la sagoma di un ragazzino. Non riconoscendo in essa Johanna, l’uomo decide di ucciderla, ma la propria furia viene interrotta da delle urla sovrumane provenienti dal piano inferiore. Riconoscendo la voce di Mrs Lovett, il barbiere abbandona la figlia sulla sedia, facendosi promettere di cancellare per sempre dalla memoria il suo viso e di non raccontare ad anima viva quanto avviene in quella bottega.
Salvando così, senza saperlo, la giovane vita di sua figlia, Sweeney scende al piano inferiore, dove vede Mrs Lovett urlante e gemente nel tentativo di nascondere il cadavere della mendicante dalla vista di Todd. Dal forno, aperto da Mrs Lovett per bruciarci il cadavere, traspare la calda luce del fuoco, che illumina il volto della donna appena morta. Il riconoscimento è immediato: Todd vede in quel volto ormai spento e rovinato la calda luce e la radiosa bellezza della moglie che tanto amava.
Capendo di essere stato raggirato ed imbrogliato da Mrs Lovett, Todd le pone una ragionevole domanda sulle reali sorti della moglie. Prontamente Mrs Lovett si giustifica, dicendo di avergli detto che la donna aveva preso del veleno, non che era morta. Mrs Lovett rassicura Sweeney dicendogli di aver sempre voluto il meglio per lui, di amarlo tanto, di volerlo sposare senza ostacoli, credendo che fosse più facile per lui pensare che la propria moglie fosse morta, piuttosto che impazzita.
Sweeney reagisce in modo inaspettato: confida alla donna di amarla anche lui, di volerla sposare, di non desiderare più la moglie, perchè ormai è morta, e la vita deve essere vissuta, bisogna andare avanti, e mentre le confida queste cose, la prende e comincia a danzare con lei.
Ma il sorriso di Mrs Lovett sparisce nel momento in cui si accorge che Sweeney non si è in realtà redento, ma semplicemente è impazzito ulteriormente. Senza pietà, prende la donna che fino a quel momento l’aveva protetto, ma che l’aveva al tempo stesso ingannato, e la getta nel forno, chiudendola dentro e facendola morire bruciata viva.
A questo punto il barbiere, distrutto dalla morte della moglie più che da quella di ogni altra vittima, si accascia su di lei, per guardarla e stringerla a sè l’ultima volta. L’uomo si rende conto di essere stato talmente accecato dal desiderio di uccidere da perdere di vista il suo reale obiettivo, il suo reale amore, che era quello, ormai irraggiungibile, di ristringere a sè, come una vera famiglia, la propria moglie, la propria figlia, ed il loro amore.
Nella commozione della scena, spunta da un tombino il piccolo Toby, che, vistosi portare via Mrs Lovett, l’unica persona che lo abbia mai davvero trattato come un ragazzino bisognoso di affetto, e che rappresentava per lui la possibilità di rifarsi una famiglia, non esita ad afferrare un coltello, lo stesso che Sweeney tanto amava impugnare, per recidere, con un taglio netto e preciso, il diabolico barbiere di Fleer Street.
Ad avere avuto successo, in questo meraviglioso film, non è stata tanto la trama, che un amante di teatro conosce bene, ma la maestria che il regista e tutti gli attori hanno dimostrato nello svolgimento di esso.
Le musiche sono veramente d’impatto, assolutamente in sintonia con il film e con la vena artistica di Burton, gli attori interpretano i propri ruoli come se si trattasse di loro stessi, e riescono a rendere il film veramente appassionante e dinamico, tanto da risultare piacevole anche per gli ostinati persecutori dei musical.
I tòpoi di Burton ci sono tutti: dai colori tetri alla ciminiere arrampicate e quasi fiabesche, dalle strade putride ai colori sgargianti, dai personaggi puri a quelli folli e spregiudicati, dall’amore per gli ingranaggi enormi e dentellati alla passione per il rosso vivo ed irreale del sangue, dalle riprese scorciate dal basso alle inquadrature a specchio riflesso, dalla accuratezza delle musiche alla finta non curanza delle ambientazioni.Le musiche, così splendidamente interpretate dagli attori da far sembrare il film un musical a tutti gli effetti, pur non essendo dello storico compositore di Burton, Danny Elfman, bensì di Steven Sondheim, risultano in completa armonia con lo stile di Burton, o meglio, in un agrodolce ossimoro che si libra brillantemente con lo scopo di mescere insieme le fosche atmosfere e le romantiche melodie.
Un film che desta stupore in ogni inquadratura, che fa sospirare per ogni accostamento di colore, così assurdo, così illogico, così “animale”,così forte da trasmettere in ciascuno il sentimento che il regista intende farci provare.
Un film che di certo rende onore a Tim Burton, un regista troppo spesso criticato, un regista troppo banalmente osannato, un regista che saprà stupirci ancora,
e ancora, e ancora…
In Sweeney Todd, suo ultimo capolavoro, Tim Burton si distingue ancora una volta come un regista impeccabile, un regista che ha saputo emergere creando uno stile tutto particolare, senza imitazioni, senza precedenti, uno stile che, pur tendendo al decadente, risulta curato in ogni minimo dettaglio.
Con Sweeney Todd, The Demon Barber of Fleet Street, prosegue il ciclo di vicende che il regista sembra voler dedicare alla perdizione, all’eccesso, alla potenza sovrumana della pazzia più o meno recondita in ogni essere umano. Se in Edward Mani di forbice il motore propulsore è l’esigenza di essere accettato in una società troppo diversa, troppo strana anche per lo stravagante Edward, se in The Nightmare Before Christmas (del quale Tim Burton ha scritto l’intera vicenda, senza drigerla) a muovere le azioni sono i pensieri vaganti e spesso irrazionali di Jack, in Sweeney Todd risulta essere la vendetta il sentimento preponderante.
Benjamin Barker (Johnny Depp) è un barbiere londinese abile e soddisfatto della propria vita: ha una moglie splendida (Laura Michelle Kelly), una neonata bambina che lo rende immensamente felice ed un lavoro redditizio.
Ma dove c’è la felicità spesso si nasconde l’invidia: il giudice Turpin (Alan Rickman), bramoso di accogliere la moglie del barbiere nelle proprie stanze, fa arrestare Barker e lo manda ai lavori forzati nella lontana Australia.
Benjamin è solo, abbandonato, infelice. La rabbia e la sete di vendetta crescono in maniera direttamente proporzionale al danno subito, fino ad oltrepassare il limite umano, fino ad andare oltre la razionalità, fino a trasformare un uomo distutto dal dolre in un violento assassino.
Quindici anni dopo Barker è su una nave, a Londra: un ragazzino di nome Anthony Hope (Jamie Campbell Bower), avendolo visto annaspare tra le acque, ha salvato il barbiere, con la promessa di riportarlo a Londra. La scena quindi si svolgerà d’ora in poi nella città di Barker.
Spaesato ma al tempo stesso determinato, Barker, allacciandosi ai propri ricordi e punti di riferimento, decide di fare ritorno alla propria casa, localizzata in Fleet Street. Per prima cosa Benjamin entra nel negozio di Mrs Nellie Lovett (Helena Bonham Carter), sporca e maleodorante bettola nella quale la donna produce pasticci di carne a ripetizione, con dubbia igiene e scarso successo.
Mrs Lovett, dopo una movimentata canzone nella quale affiora magistralmente la bravura dei due interpreti, riconosce il barbiere in Benjamin, e dopo avergli più o meno velatamente rivelato di avere sempre avuto un debole per lui, gli racconta l’esito della sua vicenda famigliare: dopo il suo arresto, la moglie e la piccola figlia furono catturate dal giudice Turpin, e portate nella sua residenza. La donna venne brutalmente violentata, e , per la vergogna e per l’incapacità di sopportare l’onta subita, decise di avvelenarsi, mentre la figlia, spiega Mrs Lovett, è stata assegnata al giudice in qualità di tutore, e vive ora rinchiusa in una stanza. In uno scatto d’ira il barbiere decide che è giunta l’ora di compiere la propria vendetta: adotta il nome Sweeney Todd, seppellisce l’identità del vecchio buono e felice Benjamin Barker in virtù dell’indole spietata e dannata di Sweeney Todd.
Todd sale velocemente al piano superiore, e decide di riaprire la propria bottega di barbiere: i coltelli vengono rispolverati, e presi in mano di Sweeney: come dice il barbiere stesso, “Ora mi sento completo”, ora non gli manca più nulla: con il coltello, Barker avrà quello che vuole, e si sarà placata una volta per tutte la sua sete di vendetta.
Nel frattempo la scena si sposta nuovamente sul ragazzo Anthony Hope, il quale, passeggiando per le più prestigiose strade londinesi, vede una ragazza tanto bella quanto triste che guarda costantemente ed ininterrottamente fuori dalla finestra. Da una vecchia passante apprende che quella ragazza è Johanna (Jayne Wisener), la ragazza affidata al giudice Turpin, che non può muoversi dalla propria stanza perchè tenuta quasi come in prigione. Nessuno può azzardarsi nemmeno a guardarla: il giudice la vuole tutta per sè, vuole sposarla ed obbligarla a vivere per sempre con lui. Nei puri e timidi sguardi tra Anthony e Johanna, si capisce subito l’interesse reciproco tra i due giovani, che, immediatamente, si innamorano l’uno dell’altra.
Questo sentimento di Anthony ed il suo continuo guardare attraverso quella finestra destano i sospetti del giudice Turpin, il quale fa picchiare violentemente il ragazzo dal proprio uscere, con la minaccia di non ritornare mai più, pena la morte. Ma Anthony non si ferma, ed anzi si decide a volerla liberare.
La scena si sposta nuovamente nella piazza della città. In una sorta di esibizione circense, Adolfo Pirelli (Sacha Baron Cohen), un fraudolento e tutto sommato incapace barbiere, dà prova della propria maestria dicendo di essere il migliore barbiere del mondo. Ad accompagnarlo vi è un bambino, Toby Ragg (Ed Sanders), che più che un assistente sembra a tutti gli effetti uno schiavetto costretto a lavorare e a sopportare i trattamenti peggiori.
Sweeney si trova nella stessa piazza in cui si svolge la patetica dimostrazione. Senza pensarci due volte, Sweeney Todd sfida a più riprese Pirelli, accusandolo di menzogna ed incapacità, finchè non ottiene una sfida all’ultima rasatura: il taglio deve essere leggero, preciso e veloce. Vincerà chi praticherà la rasatura più rapida e meglio eseguita. A giudicare la gara sarà Bamford (Timothy Spall), il rozzo e pacchiano consigliere del giudice Turpin. A seguito dell’umiliazione di Pirelli e della schiacciante vittoria di Sweeney Todd, Bamford otterrà da quest’ultimo una rasatura gratuita: era questo il pretesto che Sweeney aspettava per poter agire.
Ad accattivare la narrazione è un colpo di scena: Pirelli, presentatosi alla botteda di Todd, rivela di avere riconosciuto la sua vera identità: da ragazzo infatti egli era stato assistente di Benjami Barker, il solo ed unico barbiere in grado di compiere una rasatura così veloce e ben fatta. Non poteva quindi che essere lui: Sweeney Todd era solo il nome che Benjamin Barker aveva dato alla propria furia vendicativa. Todd non sopporta le corrette insinuazioni del babiere e senza pensarci due volte lo sgozza, infliggendogli continui colpi di rasoio.
Il piccolo Toby, rimasto, a suo avviso inspiegabilmente, senza padrone, viene adottato da Mrs Lovett, senza il pieno consenso di Sweeney Todd.
In seguito ad un pesante rifiuto di sposarlo da parte di Johanna, il giudice Turpin, convinto che la causa principale sia il suo aspetto burbero e trascurato, si fa persuadere da Barmford ad andare da Sweeney Todd, il barbiere rivelazione della città.
Sweeney finalmente potrà vendicarsi. Ma proprio quando il barbiere sta per compiere il taglio decisivo, nella stanza irrompe senza preavviso il giovane Anthony. Preso dalla foga e dall’entusiasmo, il ragazzo, senza accorgersi della presenza del giudice, rivela all’amico il piano per far scappare Johanna e gli chiede il favore di nasconderla in bottega (Anthony ignora assolutamente che Johanna sia la figlia di Sweeney).
Il giudice, visibilmente su tutte le furie, rifiuta la rasatura di Sweeney: un uomo infatti che frequenta ragazzacci come Anthony non è assolutamente degno di praticargli una rasatura. Il giudice promette di non farsi vedere mai più, e studia un piano alternativo per sposarsi con Johanna.
I sogni di Anthony sfumano di pari passo con il piano di Sweeney.
Tutto sembra perduto.Todd è più furibondo che mai.
Tranquillizzato e accarezzato da Mrs Lovett, Todd viene convinto dalla donna che non tutto è perduto: Todd infatti potrà accogliere altri clienti nel proprio locale, con i quali fare pratica, per non vacillare quando la vera vittima, il giudice Turpin, ritornerà: da questo momento in poi Todd si sceglierà solo dei forestieri come clienti, e invece di praticare loro una impeccabile rasatura, li farà accomodare su una particolare sedia meccanica, li farà rilassare, ed, impugnato il coltello, reciderà con forza la gola di ciascuno, per poi, impassibile, azionare un macchinario, che, facendo piegare la sedia ed aprendo una botola sotto di essa, farà sprofondare gli orrendi cadaveri di sotto, vicino al forno di Mrs Lovett.
E sarà proprio la donna ad aumentare al massimo l’effetto macabro: i cadaveri verrano tritati e lavorati dalla cinica cuoca, per poi essere assemblati in spaventosi timballi e cotti in quel fetido forno.
In pochissimi giorni, i pasticci di carne di Mrs Lovett diventano i più prestigiosi della città, quelli degustati dalla gente più altolocata di Londra, nonostante il fetore che esce ripetutamente dal comignolo della casa sia insopportabile, come se non appartenesse a carne animale.
E’ qui evidente la critica mossa nei confronti delle persone ricche ed importanti, tanto odiate da Sweeney Todd. Il potere rende l’uomo animale, rende l’uomo arrogante, malvagio, sovrumano, “bestiale”. Gli uomini potenti vivono cibandosi di quelli meno importanti di loro, di quelli meno prestigiosi, di quelli che non hanno identità. Sweeney Todd e Mrs Lovett, offrendo carni umane a questo genere di persone, non fanno altro che rendere concreta la terribile metafora sopra descritta.
Gli affari economici dei due macabri “soci” vanno bene, e anche dal punto di vista sentimentale i due sembrano avvicinarsi. Mrs Lovett rivela ancora una volta a Sweeney il proprio amore, sognando di sposarlo e di adottare insieme il piccolo Toby. Ma Sweeney, come sempre, dimostra di avere ben altro in mente, e continua a tramare la propria vendetta.
Improvvisamente il giovane Anthony ritorna in scena. Ha trovato Johanna: è stata rinchiusa dal giudice in un manicomio femminile, e questo finchè la giovane non si convincerà a pronunciare il fatidico sì.
Sweeney consiglia a Anthony un modo per salvare l’amata: il giovane dovrà travestirsi da parrucchiere e, una volta intrufolato, portare via Johanna.
Mentre Anthony tenta di salvare la ragazza, Sweeney, pensando sempre e solo al proprio scopo, scrive una lettere al giudice Turpin nella quale gli svela che Anthony ha un piano per rapire Johanna, e dicendogli di recarsi immediatamente presso la sua bottega una volta ricevuta la lettera: il ragazzo porterà lì, come d’accordo, la piccola Johanna. Il barbiere affida il compito di consegnare la lettara al piccolo Toby, il quale compie il proprio dovere senza obiezioni, ma certamente non senza un velo di terrore e sospetto.
Una volta rincasato, Toby rivela i propri terribili dubbi a Mrs Lovett, che egli adora profondamente. La donna, sia per proteggere il bambino sia per proteggere l’amato Sweeney da una tremenda denuncia, conduce Toby nello scantinato, vicino al fatidico forno, e lo rinchiude lì, evitandogli di fuggire. Il ragazzino, girando per la stanza, vedrà la terribile pigna di cadaveri e di arti umani maciullati, e tenterà la fuga, trovando scampo nelle fogne.
La preoccupazione di Mrs Lovett è ormai evidente, avverte che tutto sta per venire a galla.
Mentre formula nella propria testa questi pensieri, un ospite inatteso si presenta al suo cospetto: è il consigliere Bamford, il quale è stato incaricato di effettuare un controllo minuzioso per capire da dove provenga esattamente quel pessimo odore che non dà mai pace.
La scena si fa ancora più concitata quando Anthony porta Johanna nella bottega di Sweeney, sperando che almeno lì sia al sicuro. Per evitare che venga riconosciuta, Anthony fa vestire la ragazza da uomo, e le dice di attendere lì il suo ritorno.
La ragazza si guarda intorno, e posa lo sguardo sulla fotografia che ritrae lei e sua madre da giovane, quindici anni prima. Il vero amore di Sweeney. Non riconoscendo lei e sua madre nella fotografia, Johanna posa lo sguardo altrove, finchè dei passi sospetti la discostano da ogni pensiero. La ragazza, in preda al panico, si nasconde in un baule della stanza.
I passi sono quelli di una donna, una mendicante pazza che più volte si vede nel corso del film, senza che si riesca a collocarla minimamente nella vicenda. La donna, sopraggiunta nella sanguinolenta bottega alla ricerca di Bamford, viene scoperta da Todd, il quale, sentendo che i passi e la voce del giudice Turpin si avvicinano ed essendo ormai completamente intriso di vendetta ed omicidi, senza pensarci due volte uccide brutalmente la povera donna e la fa precipitare nella botola.
Poco dopo sopraggiunge quindi il giudice, desideroso di sapere l’epilogo della vicenda, e soprattutto di ritrovare la sua “amata” Johanna.
Sweeney offre gentilmente al giudice una rasatura, e finalmente compie la propria vendetta colpendolo diverse volte al collo prima di ucciderlo completamente. Prima di tagliargli la gola, Sweeney rivela la propria reale identità, facendo precipitare chiaramente il giudice in una tremenda ed insopportabile paura.
Sweeney, vedendo uno spiraglio tra il coperchio del baule ed il baule stesso, scorge al suo interno la sagoma di un ragazzino. Non riconoscendo in essa Johanna, l’uomo decide di ucciderla, ma la propria furia viene interrotta da delle urla sovrumane provenienti dal piano inferiore. Riconoscendo la voce di Mrs Lovett, il barbiere abbandona la figlia sulla sedia, facendosi promettere di cancellare per sempre dalla memoria il suo viso e di non raccontare ad anima viva quanto avviene in quella bottega.
Salvando così, senza saperlo, la giovane vita di sua figlia, Sweeney scende al piano inferiore, dove vede Mrs Lovett urlante e gemente nel tentativo di nascondere il cadavere della mendicante dalla vista di Todd. Dal forno, aperto da Mrs Lovett per bruciarci il cadavere, traspare la calda luce del fuoco, che illumina il volto della donna appena morta. Il riconoscimento è immediato: Todd vede in quel volto ormai spento e rovinato la calda luce e la radiosa bellezza della moglie che tanto amava.
Capendo di essere stato raggirato ed imbrogliato da Mrs Lovett, Todd le pone una ragionevole domanda sulle reali sorti della moglie. Prontamente Mrs Lovett si giustifica, dicendo di avergli detto che la donna aveva preso del veleno, non che era morta. Mrs Lovett rassicura Sweeney dicendogli di aver sempre voluto il meglio per lui, di amarlo tanto, di volerlo sposare senza ostacoli, credendo che fosse più facile per lui pensare che la propria moglie fosse morta, piuttosto che impazzita.
Sweeney reagisce in modo inaspettato: confida alla donna di amarla anche lui, di volerla sposare, di non desiderare più la moglie, perchè ormai è morta, e la vita deve essere vissuta, bisogna andare avanti, e mentre le confida queste cose, la prende e comincia a danzare con lei.
Ma il sorriso di Mrs Lovett sparisce nel momento in cui si accorge che Sweeney non si è in realtà redento, ma semplicemente è impazzito ulteriormente. Senza pietà, prende la donna che fino a quel momento l’aveva protetto, ma che l’aveva al tempo stesso ingannato, e la getta nel forno, chiudendola dentro e facendola morire bruciata viva.
A questo punto il barbiere, distrutto dalla morte della moglie più che da quella di ogni altra vittima, si accascia su di lei, per guardarla e stringerla a sè l’ultima volta. L’uomo si rende conto di essere stato talmente accecato dal desiderio di uccidere da perdere di vista il suo reale obiettivo, il suo reale amore, che era quello, ormai irraggiungibile, di ristringere a sè, come una vera famiglia, la propria moglie, la propria figlia, ed il loro amore.
Nella commozione della scena, spunta da un tombino il piccolo Toby, che, vistosi portare via Mrs Lovett, l’unica persona che lo abbia mai davvero trattato come un ragazzino bisognoso di affetto, e che rappresentava per lui la possibilità di rifarsi una famiglia, non esita ad afferrare un coltello, lo stesso che Sweeney tanto amava impugnare, per recidere, con un taglio netto e preciso, il diabolico barbiere di Fleer Street.
Ad avere avuto successo, in questo meraviglioso film, non è stata tanto la trama, che un amante di teatro conosce bene, ma la maestria che il regista e tutti gli attori hanno dimostrato nello svolgimento di esso.
Le musiche sono veramente d’impatto, assolutamente in sintonia con il film e con la vena artistica di Burton, gli attori interpretano i propri ruoli come se si trattasse di loro stessi, e riescono a rendere il film veramente appassionante e dinamico, tanto da risultare piacevole anche per gli ostinati persecutori dei musical.
I tòpoi di Burton ci sono tutti: dai colori tetri alla ciminiere arrampicate e quasi fiabesche, dalle strade putride ai colori sgargianti, dai personaggi puri a quelli folli e spregiudicati, dall’amore per gli ingranaggi enormi e dentellati alla passione per il rosso vivo ed irreale del sangue, dalle riprese scorciate dal basso alle inquadrature a specchio riflesso, dalla accuratezza delle musiche alla finta non curanza delle ambientazioni.Le musiche, così splendidamente interpretate dagli attori da far sembrare il film un musical a tutti gli effetti, pur non essendo dello storico compositore di Burton, Danny Elfman, bensì di Steven Sondheim, risultano in completa armonia con lo stile di Burton, o meglio, in un agrodolce ossimoro che si libra brillantemente con lo scopo di mescere insieme le fosche atmosfere e le romantiche melodie.
Un film che desta stupore in ogni inquadratura, che fa sospirare per ogni accostamento di colore, così assurdo, così illogico, così “animale”,così forte da trasmettere in ciascuno il sentimento che il regista intende farci provare.
Un film che di certo rende onore a Tim Burton, un regista troppo spesso criticato, un regista troppo banalmente osannato, un regista che saprà stupirci ancora,
e ancora, e ancora…
Ciao Missfeelgood!
Sono rimasto davvero incantato dal tuo commento a Sweeney Todd, dalla tua descrizione così sentita e fedele dello stile del vecchio Tim… (io tra l’altro ho un amico che è uguale a lui…) Non ho ancora visto questo film, ma ho ben presente gli ingranaggi visionari di EdwardManiDiForbici, “l’ossimorica sensibilità coloristica” della “Sposa cadavere”, le musiche malinconiche e suadenti del Mistero di Sleepy Hollow (è suo, vero?)… Ed ecco quella che tu definiresti una “critica costruttiva”. Io ti consiglierei di ridurre lo spazio del riassunto e di limitarti a una sintesi dettagliata (ma non troppo) appunto per dare più spazio a quelle che la Loca invece averebbe definito “le tue capacità critiche”: capacità che tu dimostri in modo prodigioso, ma che “fai rifulgere” davvero soltanto nell’ultima parte del tuo post… boh, è solo la mia opinione, spero ti interessi. Ciao, Missfeelgood!aspetto con ansia il tuo prossimo intervento, come al solito.
Teo
P.S. Ma i commenti li leggi, vero?