Devo essere sincera: ero curiosa di guardare questo film più per il successo che ha conseguito che per la storia in sè… Lo consideravo un puro esercizio critico, una sorta di prova per vedere fino a che punto le mie capacità critiche si differenziassero dal grigiore dell’opinione comune. Insomma, non mi aspettavo di trovare in questo film una grande storia.
Ed in effetti, non mi sbagliavo: di storia non ce n’è, la trama è inesistente, estremamente vaga, assolutamente poco chiara.
Tuttavia a sbagliarsi, ovviamente a mio avviso, sono stati tutti coloro che hanno alzato l’indice di gradimento di questa pellicola considerandola un inaspettato “colpo di genio”.
Per usare una terminologia nota a tutti gli assidui lettori di Ciak, più che colpo di genio si è trattato nel mio caso di colpo di sonno.
Mi sono davvero scervellata su questo film ed ho pensato parecchio prima di scrivere… Il successo è inspiegabile.
Anche stendere la trama non è semplice: in un futuro non ben definito, le donne hanno perso la loro fertilità e la natalità è di conseguenza zero. L’immigrazione è impazzita in una folle guerra fratricida, e i civili vivono in ghetti custoditi da soldati dell’esercito americano. New York è esplosa, Londra espugnata. Il protagonista del film (Theo/Clive Owen), uomo frustrato dalla morte del proprio figlioletto e dal conseguente allontanamento dalla moglie, trascorre la propria vita -oserei dire quasi banalmente- in compagnia di un amico hippy e della moglie di costui, mentalmente assente. Improvvisamente The viene rapito: a promuovere il rapimento è stata sua moglie, la quale decide di farsi viva dopo molti anni per chiedergli un favore, Quando questa, poche scene dopo, viene uccisa in uno scontro più o meno casuale con dei profughi,, il protagonista rimane attonito. Theo conosce così una ragazza, che si rivela poco dopo proprio il motivo per cui la moglie lo aveva contattato: la giovane è incinta. Questo rappresenta certo la salvezza dell’umanità. Da questo momento iniziano le peripezie per arrivare al quartier generale del cosidetto “Progetto Umano”, progetto del quale non si conosce nulla, ma che dovrebbe salvare la ragazza.
Il bambino, appena nato, è già conteso da esercito, profughi e compagni della ragazza, che intendono strumentalizzarlo al fine di agevolare la propria condizione sociale.
Io trovo che un velo di mistero sia sempre affascinante, credo che l’ignoranza di determinati eventi lasci col fiato sospeso, e avvinca maggiormente.
In questo film, tuttavia, parlare di mistero è un eufemismo; anzi, è addirittura errato. Io parlerei piuttosto di trascuratezza, di mancanza di coerenza, di senso, di spessore.
Tutto è lasciato al caso, alla libera interpretazione… Eccessivamente.
Tanto che viene spontaneo modificare ironicamente la tagline, e passare da “No children. No future. No hope”, al più provocatorio: “No explanation. No clarification.No sense.”
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